Comunicato stampa del 15 settembre 2025

COMUNICATO STAMPA CASA DELLE DONNE CONTRO LA VIOLENZA

La sentenza della Corte d’Assise d’appello del Tribunale di Bologna del 15 settembre 2025 ha condannato all’ergastolo Salvatore Montefusco, responsabile del duplice femminicidio di Trandafir Renata Gabriela e Trandafir Renata Alexandra avvenuto il 13 giugno 2022, non ritenendo applicabili le attenuanti generiche al duplice femminicida che la sentenza di primo grado della Corte d’Assise del Tribunale di Modena aveva concesso condannandolo a trent’anni di reclusione.

Come Associazione Casa delle Donne contro la violenza, parte civile nel processo, abbiamo assistito al dibattimento dell’udienza d’appello, e abbiamo avuto conferma dell’opinione percepita durante l’intero procedimento penale: che le due donne e il figlio minore vivevano all’interno di un contesto familiare di gravissima tensione ed esasperazione reciproca ma che, se pur divenuto intollerabile per entrambi i coniugi, ha avuto esiti estremamente differenti.

La donna aveva preso decisioni difficili portando le problematiche nelle legittime sedi: quando il marito le voleva imporre l’intestazione di comodo di un’impresa lei si rifiutò scatenando l’ira dell’uomo innescando la di lui reazione vendicativa; quando i maltrattamenti erano divenuti tangibili è lei che per prima si rivolge alle forze dell’ordine per fare denuncia; quando la relazionale coniugale era divenuta insostenibile è lei che aveva preso la decisione di separarsi, affidandosi alla legge – ricordiamo che la prima udienza per la causa del divorzio si sarebbe dovuta tenere il giorno seguente del duplice femminicidio.

Mentre Gabriela ed Alexandra chiedevano l’aiuto della legge per provare a superare una situazione che il figlio minore ha definito nella sua testimonianza “una guerra in casa”, il femminicida ha preso la decisione di “risolvere” la difficile convivenza procurandosi illegalmente un arma – che non poteva detenere perché gli erano state requisite le numerose armi dai Carabinieri a seguito delle denunce della donna per maltrattamenti – decidendo freddamente di colpire prima la giovane figlia della moglie e poi la moglie stessa, in una sequenza agghiacciante.

Sarà importante, appena saranno pubblicate, leggere le motivazioni in base alle quali la Corte d’Assise d’appello ha ritenuto non concedibili le attenuanti all’uomo responsabile del duplice femminicidio, perché probabilmente andranno a delineare una diversa lettura della personalità dell’imputato e di alcuni aspetti della vicenda processuale che ci aveva allarmato e contrariato anche per le parole usate nelle motivazioni della sentenza di primo grado, in cui le due donne, risultavano colpevoli di aver esasperato l’uomo, che da carnefice diventava “vittima”, ritenendo che la spinta dell’azione criminosa fosse frutto “della comprensibilità umana dei motivi che hanno spinto l’autore a commettere il fatto reato”.

C’è un confine netto che separa la possibilità di una soluzione, pur complessa, dalla violenza femminicida e auspichiamo che tutte le figure istituzionali alle quali si rivolgono le donne collaborino con i Centri antiviolenza per valutare il rischio e creare una rete di supporto concreto ed efficace.

 

Modena 15/09/2025