Sullo stupro di Firenze

stupro-manifesto

Come al solito si sputtana la donna che ha subito lo stupro e non lo stupratore. Abbiamo saputo tutto dello stato in cui si trovavano le due ragazze americane (avevano bevuto, fumato hashish, erano uscite a ballare fino alle 4 del mattino…), ci siamo chieste se erano assicurate contro gli stupri, caso mai avessero pensato di fare cassa con la loro accusa… degli stupratori invece abbiamo sentito solo una strategia difensiva, che fa apparire il maschio italiano come quello che non può fare a meno di cadere nella tentazione della carne, quando gli si presenta l’occasione, soprattutto se si ha un sostituto simbolico del pene attaccato alla cintola. Questa è la rappresentazione della virilità e della mascolinità che sembra essere condivisa da tanti, anche se in modo non sempre dichiarato.

Anche se personaggi pubblici come il sindaco di Firenze hanno doverosamente condannato l’operato dei due carabinieri, contestualmente non hanno comunque fatto mancare la predica rivolta alle giovani donne che si devono guardare dal bere, dall’uscire e dal tornare a casa tardi, sottendendo che ancora una volta in qualche modo “se la sono cercata”.

Le indagini appureranno i fatti, ma già da ora ciò che passa sui media e in tanto senso comune è un’idea dei rapporti tra i sessi basata sulla violenza e sul sopruso. Non pensino di cavarsela con la solita storia delle “due mele marce”. Noi ci chiediamo: hanno agito in questo modo perché contavano di restare impuniti?

Accogliamo tutti i giorni donne vittime di violenza, spesso da parte dei propri partner. Le invitiamo a chiamare le forze dell’ordine in caso di pericolo. Ci chiediamo ora come potranno sentirsi tutelate, ascoltate e protette la prossima volta che si vedranno arrivare i Carabinieri in casa.