Il male che si deve raccontare – recensione

Simonetta Agnello Hornby, con Marina Calloni,Il male che si deve raccontare (per cancellare la violenza domestica), Feltrinelli, 2013, euro 9

Simonetta Agnello Hornby, siciliana trasferitasi a Londra dove ha svolto la professione di avvocato e ha scritto nello stesso tempo diversi romanzi di successo (i più noti sono: La mennulara,BoccamurataIl veleno dell’oleandro), collabora dal 2012 con la Global Foundation for

the Elimination of Domestic Violence. Nel testo che presentiamo, sono da subito evidenti le due facce dell’attività dell’autrice: quella di romanziera (di storie ambientate nella sua Sicilia, di cui sono protagoniste delle donne) e quella di professionista del diritto, impegnata prima in uno studio legale specializzato in diritto di famiglia e tutela dei minori che si dota poi di una divisione sulla violenza domestica, la prima in Inghilterra.

E’dall’esperienza fatta nei molti anni di attività dello studio legale che S. Agnello Hornby trae le sue conoscenze sui diversi aspetti della violenza domestica e raccoglie una grande quantità di storie di donne, dal momento in cui hanno incontrato nelle loro vite la violenza maschile alla conclusione, non sempre positiva, dei loro tentativi per uscirne. Alcune di queste storie sono raccontate con grande capacità narrativa, veri e propri ‘romanzi brevi’ nel corpo di un testo che alterna a queste pagine altre dedicate ad approfondire vari aspetti del problema ( gli attori della violenza, la violenza dei diversi e degli stranieri, il teatro della violenza, ecc.): con un risultato che riesce a catturare molto bene l’attenzione di chi legge, pur evitando la superficialità dei luoghi comuni e delle affermazioni scontate; un aspetto insolito, anche se rimane poco più di un accenno, è che dentro la violenza domestica l’A. colloca anche la violenza fatta da donne nei confronti di uomini (nel Regno Unito, il numero delle donne condannate per violenza domestica è in costante aumento, sebbene rappresenti solo il 7% del totale).

Di particolare interesse per una lettrice che vuole fare un confronto con la situazione italiana,

le notizie sia sulle norme in vigore in Inghilterra (ad es. quelle sull’ordine di protezione e sul ‘Legal Aid’, sorta di Gratuito Patrocinio) sia sul Piano nazionale d’azione del Regno Unito di cui è stata promotrice Patricia Scotland che ha ricoperto diversi incarichi ministeriali nei governi laburisti. Due le innovazioni principali introdotte dal piano: la creazione delle MARAC, ente statale che raccoglie diverse agenzie (servizi sociali, welfare, polizia,sanità, case per donne maltrattate, ecc.) che, in caso di rischio grave entrano in azione immediatamente e attivano la figura dell’IDVA (Independent Domestic Violence Advisor, cioè Consulente indipendente per la violenza domestica) che segue la donna nell’emergenza dell’episodio di violenza, ma anche per i mesi successivi nel percorso giudiziario, nella tutela dei figli, nell’assistenza sociale, ecc. Secondo l’autrice si devono al buon funzionamento di tale Piano sia la riduzione dei casi di femminicidio ( dai 49 del 2003 a Londra ai 5 nel 2010) sia l’aumento delle denunce.

Il confronto con la situazione italiana suggerisce alcune considerazioni: là dove funzionano i Centri antiviolenza gestiti da Ass. di donne (e questo purtroppo non accade dappertutto) sono le operatrici di accoglienza che assolvono le funzioni per cui in Inghilterra è stata introdotta la figura dell’IDVA , con modalità che mettono insieme professionalità e valenza politica del proprio intervento. In Italia, poi, nonostante gli sforzi di far nascere e funzionare reti e tavoli comunali e provinciali contro la violenza alle donne, le procedure di intervento sono ancora molto lente e farraginose.

Nella seconda parte del libro, dal titolo ‘Uccidono le donne’, Marina Calloni, docente di Filosofia politica e sociale all’Università di Milano/Bicocca, si occupa del quadro italiano, fornisce dati aggiornati su femminicidio e violenza domestica in Italia, confronta la serie dei dati a partire dal 2006 con i dati statistici a livello internazionale; inoltre fa un quadro abbastanza critico delle insufficienze di misure e leggi adottate in Italia per fronteggiare la violenza contro le donne. La stessa Calloni si è fatta promotrice dell’apertura di una Sezione Italiana della Global Foundation for Elimination of Domestic Violence.

G.P.